Fondamenti Teorici e Sperimentali della Medicina Omeopatica
Bellavite P. e Signorini A. 

Palermo, Nuova IPSA Editore, Italia 1992

L'omeopatia rappresenta un caso molto singolare nella storia della medicina: sviluppatasi a partire dalle idee e dagli esperimenti di C.F. Samuel Hahnemann nei decenni tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, ha avuto alterne fortune e diffusione diversificata nei vari continenti, ma la cosa che più stupisce è che ancor oggi, dopo 200 anni e dopo l'enorme sviluppo degli strumenti di ricerca biomedica, non vi sia consenso né sulla sua efficacia, né sul suo meccanismo di azione.

 

D'altra parte, considerando le sempre crescenti applicazioni pratiche dell'omeopatia, che solo in Europa è utilizzata da circa 30 milioni di persone e ha recentemente ricevuto una forma di riconoscimento anche in sede di Parlamento Europeo, non si può non concordare sul fatto che gli studi sulla sua efficacia, la definizione dei campi di applicazione e la razionalizzazione delle basi teoriche siano non solo auspicabili sul piano scientifico ma anche necessarie sul piano delle implicazioni socio-sanitarie ed economiche. Tali questioni fondamentali saranno qui affrontate, sulla base di un approccio critico e razionale.

L'ipotesi di fondo che qui viene presentata è che il progresso della ricerca biomedica da una parte e l'evoluzione dell'omeopatia dall'altra, stanno portando ad una sempre maggiore convergenza dei due sistemi, che vengono solitamente ritenuti alternativi. L'affronto dell'omeopatia con l'ottica di una scienza aperta riserva grandi sorprese ed affascinanti campi di indagine sia al medico pratico che al ricercatore biologo.

 

Questo testo propone un momento di confronto tra ricerca di base ed omeopatia, con un'impostazione fortemente ancorata sulla moderna patologia generale. Non poteva essere altrimenti, visto che il presente lavoro è originato dall'incontro tra un patologo generale (P.B.) e un medico che usa l'omeopatia come principale metodo terapeutico (A.S.).

 

Le idee e le esperienze qui riportate costituiscono quindi un tentativo di costruire una sintesi, o almeno un dialogo, tra sistemi medici con storie e basi concettuali molto diverse. Un'opinione molto diffusa tra i medici è che non esistano prove convincenti dell'efficacia dell'omeopatia, trattandosi sostanzialmente di una trovata commerciale che sfrutta l'effetto placebo.

Tale opinione si fonda sull'indubbia esistenza sia dell'effetto placebo che, purtroppo, di fenomeni di abusivismo e sfruttamento commerciale. Un altro comune modo di vedere l'omeopatia è quello che la assimila ad altre pratiche alternative, come ad esempio la pranoterapia o le medicine orientali. 

 

A nostro avviso, simili posizioni non colgono tutta la complessità e la realtà del fenomeno, soprattutto per il fatto che spesso vengono espresse senza un approfondito esame della letteratura disponibile al riguardo. Il fatto è che la letteratura del settore è difficilmente reperibile nelle nostre biblioteche, la materia non è insegnata nella facoltà di medicina e, inoltre, le non numerose e spesso imprecise notizie che filtrano, soprattutto ad opera delle case farmaceutiche, tendono a perdersi nella pletora di dati, notizie e messaggi da cui oggi sia medici che ricercatori in campo biologico e farmaceutico sono letteralmente sommersi.

 

La ragione principale di tale scarsezza di informazioni sull'omeopatia nel pubblico risiede però nella quasi totale incomunicabilità fra sistemi medici giudicati, da una parte e dall'altra, alternativi. Tale incomunicabilità ha radici storiche e socio-economiche e risente di difficoltà terminologiche e lessicali, nonché di problemi epistemologici (riguardanti il procedere del sapere scientifico) che saranno in seguito ampiamente illustrati.

L'esperienza e la letteratura omeopatiche sono state spesso confinate in un mondo del tutto a sé stante, autosufficiente e nel contempo difficile da giudicare secondo le categorie della medicina moderna.

Questa situazione sta oggi, lentamente ma progressivamente, cambiando. Nel febbraio 1991 il British Medical Journal ha pubblicato un lavoro dal titolo "Clinical Trials in Homeopathy", eseguito da ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia dell'Università di Limburg (Olanda), in cui si passano in rassegna 107 pubblicazioni su trials controllati in omeopatia [Kleijnen et al., 1991].

 

Nonostante la maggior parte di tali lavori non fossero di buona qualità, gli autori stessi (non omeopati) affermano di essere stati stupiti dalla mole di evidenze positive trovata in questi studi e che si presenta urgente e necessario un grosso sforzo per raccogliere ulteriori evidenze, mediante  studi ben impostati e sotto strette condizioni di doppio cieco. Non è quindi vero che non esistano studi controllati e seri sulla medicina omeopatica, anche se è vero che tali studi sono troppo pochi e di qualità troppo scarsa per raggiungere conclusioni sicure.

Uno dei propositi di questo lavoro è proprio quello di presentare una panoramica della letteratura che si riferisce a ricerche cliniche e di base rilevanti per la comprensione dell'omeopatia. La ricerca di tale letteratura è stata piuttosto lunga e laboriosa, così che probabilmente non può dirsi completa ed esauriente, pur rappresentando certamente un valido campione delle ricerche finora eseguite ed anche di quelle in corso.

 

Spesso è stato necessario richiedere materiale bibliografico direttamente ai ricercatori interessati o ricorrere ai volumi degli atti di congressi delle Associazioni omeopatiche o dell'International Study Group on Very Low Dose Effects (GIRI). La panoramica che ne risulta è quella di un settore in espansione, dove però i gruppi impegnati in serie ricerche sono ancora relativamente pochi (per lo più localizzati nell'area europea) rispetto alla vastità e l'importanza delle problematiche aperte.

La situazione attuale dell'omeopatia spinge quindi fortemente verso ulteriori studi e sperimentazioni per stabilire se effetti significativi dei rimedi omeopatici siano inequivocabilmente dimostrabili, mentre, nello stesso tempo, c'è bisogno di una teoria, o quanto meno di ipotesi percorribili, per cercare spiegazioni ragionevoli degli effetti osservati.

 

Ciò che più chiaramente emerge dalla citata rassegna di Kleijnen e collaboratori (e anche dalle comuni discussioni sull'argomento) è che

difficilmente si può affrontare un discorso sull'efficacia della omeopatia in assenza di una plausibile spiegazione del suo meccanismo d'azione. La scientificità di un metodo di cura non dipende tanto dalla percentuale di successi, bensì dal fatto che un risultato clinico sia in coerenza con una teoria fisiopatologica, biochimica e farmacologica. Solo la paziente, libera e metodica ricerca condotta su molti piani, clinico, laboratoristico, epidemiologico, fisico-chimico, potrà forse dipanare le questioni tuttora irrisolte.

Lo studio delle basi scientifiche della medicina omeopatica avrà in futuro notevoli riflessi sullo stesso mondo dell'omeopatia, che si è diviso in varie scuole tra loro spesso in acceso contrasto. Probabilmente, è proprio la pressoché totale mancanza di una teoria scientifica a giustificare una tale frammentazione e l'impossibilità di venire a capo di dispute dottrinali. Ciò non va tanto a scapito dei risultati, ma piuttosto compromette seriamente un possibile sviluppo futuro di questo settore della medicina, all'altezza degli standard qualitativi oggi richiesti e delle nuove patologie emergenti.

 

Qui non si vuole entrare nel merito di tali dispute, che riguardano soprattutto la metodologia clinica, quanto piuttosto riesaminare in chiave moderna i principi basilari, come quello di similitudine e quello delle diluizioni/potentizzazioni, che sono accettati da tutte le scuole omeopatiche.

I capitoli del testo prendono in considerazione i vari aspetti del problema, cercando di esporre i dati e le teorie già presenti nella letteratura, di vagliarli criticamente e, dove possibile, di proporre delle sintesi e delle ipotesi di lavoro. La trattazione inizia con un riassunto dei principali concetti dell'omeopatia, esaminandone i principi fondamentali e la storia dalla sua fondazione ai giorni nostri (capitolo 2). Non avendo questo lavoro la finalità di manuale pratico per l'apprendimento dell'omeopatia, ci si è limitati alle notizie essenziali.

Nel capitolo 3 sono presentate le evidenze empiriche e cliniche che suggeriscono come l'omeopatia sia realmente efficace e non sia semplicemente inquadrabile come un effetto placebo. Anche se tali evidenze sono tuttora manifestamente povere e preliminari sia sul piano qualitativo che quantitativo, soprattutto se giudicate con i parametri della medicina convenzionale, la spiegazione basata unicamente sull'effetto placebo sta progressivamente perdendo la sua consistenza, mentre nel contempo cresce la domanda di una teoria, di un modello, di una spiegazione in termini fisiopatologici moderni.

Come ogni teoria scientifica, anche le ipotesi sul meccanismo d'azione dell'omeopatia non possono che basarsi su sperimentazioni o altre teorie correntemente accettate. Un ampio gruppo di evidenze sperimentali (capitolo 4) sono state ottenute su cellule in vitro o su modelli animali secondo metodologie accettate e codificate dalla scienza convenzionale e dal ragionamento biomedico occidentale.

 

Questo tipo di sperimentazioni non possono perciò essere contestate in quanto non scientifiche (sarebbe un controsenso), ed i risultati possono essere letti, discussi ed interpretati secondo i paradigmi utilizzati per qualsiasi altro argomento di indagine. Certamente molti lavori

finora pubblicati possono non convincere per la loro scarsa qualità, ma fanno comunque parte dello stesso quadro di riferimento metodologico e concettuale della scienza moderna: il dibattito sulla qualità delle sperimentazioni non interessa solo la medicina omeopatica.

 

Nel tentativo di costruire un modello esplicativo dell'azione del farmaco omeopatico si è introdotta la nozione di "complessità" biologica della regolazione dei sistemi omeostatici. La complessità in biologia e in medicina è illustrata nel capitolo 5 del testo, in cui largo spazio viene dedicato ai più recenti sviluppi delle conoscenze nel campo dell'infiammazione e del cancro.

 

Per quanto questa trattazione, ricca di dettagli biochimici e biologici, possa sembrare non immediatamente connessa ai temi dell'omeopatia, si vedrà che è proprio dalle attuali conoscenze scientifiche che comincia ad emergere la possibilità di un discorso ragionato sulle potenzialità e i limiti dell'omeopatia stessa (come, d'altronde, di ogni metodica terapeutica).

 

Sulla scorta delle sperimentazioni disponibili e con l'ausilio di questi nuovi strumenti concettuali, saranno elaborate in forma sintetica le ipotesi esplicative della legge di similitudine, caposaldo dell'omeopatia (capitolo 6) e dell'effetto delle alte diluizioni (capitolo 7). I nuovi approcci concettuali che saranno qui introdotti rappresentano una frontiera aperta verso il futuro della medicina e sono sostenuti sia da teorie fisiche e matematiche che da recenti avanzamenti nelle teorie immunologiche e farmacologiche: si entra nel campo dei modelli della complessità, del caos e dei frattali, della fisica quantistica, dei fenomeni di coerenza, dei fenomeni elettromagnetici, dei rapporti tra omeopatia ed agopuntura.

 

Tali nuovi punti di vista con cui guardare all'omeopatia consentono di estenderne ulteriormente la comprensione in termini razionali. Per quanto riguarda il "principio di similitudine", caposaldo indiscusso della omeopatia, viene presentato un modello basato sulla analisi del funzionamento dei sistemi biologici omeostatici e dei recettori cellulari.

 

Nel testo l'argomento è sviluppato in modo analitico e consequenziale con una serie di passaggi che partono dal funzionamento dei sistemi omeostatici e arrivano al considerare i principi farmacologicamente attivi delle soluzioni omeopatiche. In sintesi, si sostiene che il rimedio omeopatico attivi i sistemi di controllo dell'omeostasi attraverso recettori diversi da quelli per mediatori endogeni, ma che ottengono lo stesso effetto dei mediatori endogeni stessi: far riprendere la produzione di segnali regolatori e quindi far attivare il meccanismo di feed-back negativo rispetto alla progressione spontanea del processo morboso. Il farmaco omeopatico agirebbe quindi in sostituzione di un segnale regolatore endogeno che per vari motivi potrebbe non essere sufficiente o efficace, perché il sistema non è più sensibile ad esso in quanto "bloccato" dalla malattia stessa.

Per quanto riguarda i possibili effetti clinici e anche, secondo alcuni gruppi di studiosi, i possibili effetti biologici di soluzioni altamente diluite, è chiaro che si esce dai canoni della farmacologia classica. Qui vi è meno spazio per le certezze e più spazio per ipotesi che, per quanto plausibili, aspettano ancora una dimostrazione oggettiva e chiara. Le ricerche scientifiche finora disponibili possono spiegare solo in parte quanto l'omeopatia sostiene.

 

I punti essenziali della trattazione di questo argomento sono i seguenti: a) Le proprietà fisiche dell'acqua sono per molti aspetti ancora sconosciute; b) non è assurdo pensare che nell'acqua possano essere immagazzinate informazioni sotto forma di frequenze vibrazionali dei dipoli molecolari ("superradianza") oppure sotto forma di "gusci di idratazione vuoti" (o "clatrati"); c) vi sono prove che il trattamento di acqua pura con onde elettromagnetiche conferisce ad essa nuove proprietà fisico chimiche che si conserverebbero per molti giorni; d) soggetti molto sensibili possono presentare manifestazioni allergiche al contatto con acqua trattata con frequenze elettromagnetiche; e) secondo l'elettroagopuntura di Voll, un farmaco omeopatico altamente diluito può reintegrare la conducibilità elettrica cutanea sui punti di agopuntura se questa è perturbata a seguito di malattie; f) vi sono prove che molti tipi di recettori cellulari e di enzimi sono attivati o inibiti in vari sistemi sperimentali dalla applicazione di campi elettromagnetici di bassa frequenza; g) vi sono prove che dimostrerebbero un effetto omeopatico non solo di "soluzioni" ma anche di fiale chiuse contenenti le soluzioni e poste a contatto col sistema da regolare (uomo o animali).

 

Nel testo questi concetti sono esposti in modo sistematico, anche se in forma molto ipotetica. La scienza, comunque, non deve temere di costruire ipotesi, anche ardite, se esse si prestano a verifiche o invalidazioni sperimentali. Questo lavoro è rivolto all'attenzione di medici sia omeopati che non. I medici omeopati vi troveranno stimoli ad un approfondimento delle basi biologiche del sistema di cura da loro adottato.

 

Lo spirito tecnologico della nostra era domanda spiegazioni. Di questi tempi, in cui ancora spesso l'omeopatia è attaccata in quanto "non scientifica", i dati e le teorie qui riportati possono costituire un aggiornato strumento di documentazione e di discussione. E' pure auspicio degli autori che l'impostazione data al problema della investigazione delle basi dell'omeopatia faccia crescere la fiducia nelle possibilità di utilizzare, anche in questo campo che ha molti risvolti misteriosi, un approccio razionale e un metodo scientifico, che possono contribuire a tenere questo metodo clinico-terapeutico il più lontano possibile da strumentalizzazioni di vario genere che niente hanno a che fare con la medicina.

I medici non omeopati potrebbero trovare utile questo testo per un primo approccio alla problematica della omeopatia, vista sotto un'ottica non "alternativa" ed affrontata secondo una prospettiva che, almeno per molti aspetti, risulta coerente con la moderna biomedicina, in cui essi (come pure gli autori di questo testo) sono stati formati e sono immersi nella pratica quotidiana.

 

L'omeopatia è una pratica nata e diffusasi "troppo presto" nella storia della medicina, in un periodo in cui non era possibile darne alcuna spiegazione; essendo però una medicina empirica, non può non contenere elementi di sostanziale aderenza alla realtà della salute e della malattia. Si tratta quindi di un macroscopico insieme di "osservazioni preliminari" su cui si sono stratificati elementi di confusione interpretativa e metodologica, ma anche di lungimiranza clinica ed accuratezza terapeutica.

 

Rifiutare tutto in blocco, come molti sono tentati di fare, significa gettare sia le osservazioni che le interpretazioni, operazione che può essere comoda ma non è scientifica, perché le osservazioni non spiegate sono state sempre la principale miniera di idee per la ricerca. Per queste ragioni l'omeopatia, ed in generale una integrazione, criticamente vagliata, fra i vari sistemi terapeutici, saranno sempre più necessari nel prossimo futuro della medicina, offrendo un contributo al superamento delle attuali difficoltà di dominare problemi complessi con visioni riduzionistiche.

Le idee e le esperienze qui riportate costituiscono quindi un tentativo di costruire una sintesi, o almeno un dialogo, tra sistemi medici che vengono solitamente ritenuti alternativi. Un simile progetto si presenta estremamente difficile, in relazione alla vastità del bagaglio di conoscenze costruito dall'omeopatia da una parte e dalla moderna biomedicina dall'altra.

 

Se a ciò si aggiunge il fatto che tali conoscenze sono in continua evoluzione, l'impresa ha dell'impossibile. Sotto questo profilo, sussiste il rischio che il contenuto del testo possa scontentare gli "specialisti".

 

Sia gli omeopati che gli scienziati esperti nei loro specifici ambiti potranno trovare insufficienze e forse anche inesattezze in vari punti della trattazione. Gli autori, restando disponibili a critiche e correzioni, confidano che eventuali discordanze su punti specifici non vadano a discapito del messaggio fondamentale del lavoro, che, modestamente, credono possa dare un contributo al dibattito in corso sull'argomento. Se una sintesi è oggettivamente impossibile, non è impossibile indirizzare studi, ricerche e ragionamenti verso di essa. 

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